
- Con il Congresso sei stato di recente riconfermato alla guida della Funzione Pubblica CGIL Macerata. Come valuti la situazione socio sanitaria della zona montana ?
Analizzando i vari presidi, partendo da quello di Camerino, la criticità maggiore si trova nella Cardiologia, dove mancano medici e si erogano solo prestazioni ambulatoriali, con tutte le criticità del caso. Le unità operative di Chirurgia ed Ortopedia hanno mantenuto grosso modo le stesse prestazioni/interventi dell’ultimo periodo, senza rilevare importanti vuoti di personale.
Carenze che invece sono strutturali e croniche con i medici Anestesisti da vari anni (problema che riguarda tutte le Marche), che si sommano con la grave carenza dei medici dell’ Emergenza/Urgenza/118, laddove sono entrate le cooperative a gettone, e nel breve periodo molti medici strutturati dei Pronti Soccorsi andranno in pensione.
La CGIL e la Fp Cgil di Macerata hanno già espresso il proprio disappunto in merito alla scelta intrapresa dall’allora direzione AV3 nell’affidare a cooperative private la copertura di alcuni turni presso i Pronto Soccorso del territorio.
Tale scelta non è solo discutibile ma indicativa di mala organizzazione e programmazione in merito.
Sarebbe infatti necessario intraprendere azioni forti per sopperire alla carenza di personale medico, agendo sia sotto l’aspetto economico che qualitativo nell’ambito del lavoro, mentre invece vengono ancora banditi concorsi, nella maggior parte dei casi a tempo determinato, per l’assunzione di medici con il risultato di disincentivare i professionisti a frequentare questa Azienda.
L’attività delle cooperative private avviene purtroppo spesso dentro un quadro di scarso controllo normativo con il rischio che non sia ben chiaro chi affluisce poi all’interno delle stesse.
Il ricorso al privato, inoltre, incentiva l’erogazione di prestazioni di bassa qualità e risposte inappropriate al cittadino in quanto mentre nel pubblico è richiesta una specializzazione per svolgere la propria attività lavorativa nel settore dell’emergenza, la prestazione “acquistata” attraverso la cooperativa può essere erogata da un medico con solo un’ esperienza di un anno nell’organico del Pronto Soccorso, utilizzando le deroghe previste dalla normativa emergenziale Covid.
Lo scenario che ci troviamo davanti è quindi quello di avere all’interno dello stesso servizio professionisti meno qualificati ma con un costo maggiore rispetto ai colleghi specializzati e dipendenti del servizio pubblico. Tutto ciò non può essere fatto passare come normale.
Chiediamo che le risorse impiegate per privatizzare settori della sanità pubblica vengano invece investite per valorizzare ed incentivare i professionisti dipendenti del Sistema Sanitario pubblico, che deve essere salvaguardato come bene comune in grado di garantire l’universalità delle prestazioni a tutti i cittadini.
L’emergenza Medica non riguarda solo i Pronto Soccorso ma anche altre specialità e, se non si avrà una visione lungimirante del sistema, una programmazione ed organizzazione adeguata, si rischia di superare il punto di non ritorno.
Al Ser.t di Camerino presta servizio 1 solo medico, mentre al Centro di Salute Mentale non è ancora stato assegnato il direttore di struttura, oltre all’assistente sociale non rimpiazzato.
Sul presidio di San Severino rimangono invariati gli accessi del PPI, laddove una grossa parte sono dedicati al fast track per l’oculistica. Gli interventi della week surgery hanno mantenuto lo stesso trend pre pandemico, mentre il servizio di endoscopia come la radiologia presentano delle liste di attesa infinite, con accessi alle prestazioni nel privato aumentati esponenzialmente (per chi può permetterselo), e le persone fragili abbandonate dal SSN. Con la pandemia, tutto è peggiorato.
Il reparto di lungodegenza e la medicina al momento utilizzano entrambi 15 posti letto ognuno, poichè causa carenza medici non è possibile ripristinare i 20+20 posti letto iniziali.
Sul presidio di Matelica la situazione è degenerata nel tempo: ad oggi rimangono la Rsa e le Cure intermedie, mentre il Csm è aperto una sola volta la settimana causa carenza strutturale di medici.
Complessivamente le tre strutture sanitarie di Matelica, Camerino e San Severino nel corso degli anni sono state private dei servizi e del personale, con chiusura dei reparti: ad esempio per partorire la comunità montana deve andare fuori regione o a 50 Km di distanza, e si registrano carenze di personale in settori strategici, oncologi, pediatri e medici di base.
Per quanto riguarda il servizio territoriale di tutta la ex zona territoriale 10, mancano medici oculisti, ed anche chirurghi e geriatri. L’età media degli specialisti odierni è tale che nel breve periodo avremo grosse carenze per tutta la zona.
Bisogna realizzare le strutture o dove già esistono riconvertirle in presìdi territoriali quali Case di Comunità a gestione pubblica, già presenti nella nostra Regione. Nella provincia di Macerata le strutture sono esistenti ma gestite da privati, si pagano rette da capogiro, quindi non accessibili a tutti.
Se vuoi essere curato devi pagare, un dramma per un Paese civile, dove la sanità pubblica è sempre stata un modello verso il quale tendere per altre nazioni in tutto il pianeta.
Il livello di civiltà di un popolo e di uno Stato si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione a tutte le aree della vita pubblica, sociale ed economica.
Occorre intervenire subito, il tempo è già scaduto, investire per aumentare il personale sanitario, rafforzare la sanità territoriale e altri interventi necessari a evitare che il Sistema Sanitario Nazionale si sfasci.