
Recentemente ho partecipato, ad Apiro, ad una iniziativa molto interessante sulla maestra di Coldigioco, Giovanna Legatti. Avevo già avuto modo di leggere il libro Coldigioco dove viene riportata l’esperienza didattica della maestra che veniva dalla provincia di Piacenza e che aveva raggiunto il paese marchigiano, in quanto sposata con Giuseppe Tamagnini, nativo di Frontale di Apiro, il fondatore a Fano nel 1951 del Movimento di Cooperazione Educativa.
A Frontale nacque per volontà di questa coppia una esperienza educativa di livello nazionale che avrebbe potuto essere anche più significativa se Mario Lodi avesse avuto il trasferimento che ebbe Giovanna.
Nella casa di famiglia diventata Casa MCE durante l’estate si svolgevano molti incontri tra aderenti al Movimento e aspiranti maestri, dove la ricerca, la riflessione e la sperimentazione erano al centro delle attenzioni di fondatori e sostenitori della pedagogia popolare e democratica.
Non sono mai entrata nel Movimento di Cooperazione Educativa ma la mia formazione deve molto agli aderenti e ai pionieri di questa pedagogia. Durante gli anni di frequenza dell’istituto magistrale ho letto e immaginato nei miei tirocini o sperimentato nelle varie prove che mi inventavo coinvolgendo i ragazzi di San Domenico questa impostazione “attivistica” “cooperativa” che partiva dal fare esperienza per arrivare ai testi liberi, al disegno libero, alla loro stampa, alla corrispondenza con altre scuole dove si conoscevano altre realtà e si allargava la visione del mondo. Si praticava la crescita democratica partecipando alla vita della comunità prendendosi cura di tutti gli aspetti della vita scolastica.
I libri di Mario Lodi, di Gianni Rodari, di Bruno Ciari sono stati presenti nella mia formazione sociale e professionale, anche alcuni corsi che ho avuto modo di frequentare nella mia lunga carriera hanno incrociato le esperienze e le teorie del Movimento di Cooperazione Educativa.
Mi ha fatto piacere quindi ritornare alle origini e fare questo tuffo nel passato. Ho riscoperto il filo rosso che ha legato la mia esperienza professionale e la mia formazione e ciò mi sta dando nuovo slancio e nuove idee. Sono sempre più consapevole che la crescita di ognuno di noi sia legata si alle letture e allo studio ma che serva tanto lo scambio e il confronto con i colleghi, con coloro che si occupano di educazione, il mestiere di maestro lo si acquisisce facendo e incontrando esperienze e dialogando e riflettendo con esse e con le persone.
Quello che mi ha colpito e mi ha dato la dimensione innovativa, quasi “rivoluzionaria” dell’approccio del movimento cooperativo è stata la contestualizzazione storica che ha fatto il prof. Yuri Meda collocando l’elaborazione pedagogica all’indomani della fine della guerra quando la scuola italiana stava attraversando un momento veramente difficile (distruzione delle sedi scolastiche, perdita di credibilità della scuola, contestazione di una scuola “alto parlante” del regime) e dove l’impostazione autoritaria, trasmissiva e gerarchica era ancora di grande attualità.
Clara Maccari