Che cos’è il Suino della Marca?

Si tratta di un suino rustico ma competitivo come prodotto di carne di alta qualità; è un genotipo adatto all’allevamento semi-brado e brado, ideale per essere allevato nelle zone boschive del nostro territorio.  Il Suino della Marca è stato sviluppato seguendo uno schema di incrocio a tre vie utilizzando 3 razze: la Large White italiana per l’elevata prolificità e velocità di accrescimento, il Duroc italiano per le carni con elevata venatura di grasso, consistenza e morbidezza, e la Cinta Senese per le sue origini antiche, di carattere rustico e frugale, suino particolarmente adatto al pascolamento.

Chi ha lavorato a questo progetto?

Il risultato è frutto di una collaborazione iniziata nel 2006 da un gruppo di zootecnici, costituito da ricercatori UNICAM (Università di Camerino), UNIVPM (Università Politecnica delle Marche), ASSAM (oggi AMAP) e APA. Non ci si è avvalsi dell’ingegneria genetica, ma gli zootecnici hanno utilizzato le classiche tecniche di incroci e selezione.

Dal 2020, il Suino si inserisce nelle attività di promozione del progetto SAIMarche (PSR MARCHE 2014-2020 – SOTTOMISURA16.1 – PROGETTO NR 41367). Si tratta di una tipologia di bando che mette insieme – come gruppi operativi – università e aziende agricole, con l’obbiettivo di creare, insieme con agricoltori e allevatori, innovazioni a misura delle aziende.

Come si è sviluppato il progetto SAIMarche?

Le idee sono nate dopo il terremoto del 2016/17 quando l’Università, in collaborazione con veterinari dell’ASUR Macerata, ha svolto uno studio sull’impatto del sisma sugli allevamenti del territorio. E’ emerso che più della metà delle aziende avevano subito danni alle strutture agricole e alle stalle e un terzo anche agli animali (animali feriti, fenomeni abortivi, riduzione produzione lattea). Le aziende miste e multifunzionali con reddito diversificato – si è visto – erano meno duramente colpite. Da qui l’idea di promuovere l’allevamento del Suino della Marca come attività aggiuntiva e come fonte di reddito integrativo, pensando in prima luogo alle aziende piccole e a conduzione familiare, tipiche del territorio. 

Il suino per uso familiare era molto diffuso e ancora oggi c’è chi a gennaio fa la pista. Quindi l’obiettivo era di partire da questa tradizione e rendere più resilienti le aziende portando da 2 a 10, 20 gli animali presenti in azienda e passare ad un allevamento estensivo utilizzando le aree boschive che sono poco utilizzate ma presenti in abbondanza.

Si tratta quindi di un progetto ecocompatibile?

Certamente, su un ettaro di terreno non si mettono più di 15 animali, l’impatto dell’allevamento sull’ambiente è minimo e certamente non “puzza” come siamo abituati dagli allevamenti intensivi e, inoltre, gli animali possono crescere e vivere nel pieno benessere.

Quali problematiche stanno emergendo?

I suini allevati nelle due aziende del progetto, hanno mostrato una crescita ottima, non hanno avuto nessun problema di salute e anche d’inverno sotto la neve sono stati bene.

Il problema è la minaccia dell’arrivo della peste suina africana che ha colpito già diverse regioni d’Italia. E’ una malattia mortale per i suini (non infettiva per l’uomo) e le misure di controllo dell’endemia prevedono l’abbattimento degli animali colpiti. Per proteggere l’allevamento, gli agricoltori applicano delle misure di biosicurezza, cioè delle recinzioni doppie, una esterna alta fatta da una rete elettrosaldata e una interna costituita da un doppio filo elettrico. Purtroppo, questo tipo di struttura ha un costo molto elevato (25.000 EU per un ettaro) e quindi non è facile per un allevatore che ha deciso di voler allevare il Suino della Marca trovare i mezzi per realizzare la recinzione.

Allo stato attuale quante sono le aziende che partecipano al progetto e dove si collocano?

Nonostante questo, ci sono degli allevatori, spesso già allevatori di suinicoli che si sono convertiti all’allevamento aperto con il Suino della Marca, ce ne sono diversi nella zona collinosa delle Marche e verso la costa. Recentemente si è costituita l’associazione dei suinicoltori marchigiani che sostiene e segue questi allevatori. 

Sarebbe importante che la Regione desse il suo appoggio, mettendo a disposizione finanziamenti per promuovere l’allevamento del Suino della Marca, per esempio in forma di co-finanziamento delle recinzioni attraverso bandi PSR.