
In tutta Europa si sono accesi i trattori per portare il dissenso, le preoccupazioni, le rivendicazioni, i problemi e tutte le difficoltà di un settore in piazza.
La voce di chi ogni giorno lavora per produrre derrate alimentari, presidio e tutela del territorio, sicurezza ambientale, paesaggio, e combatte contro un sistema che lo ha dimenticato, si è elevata anche in forte dissenso delle varie associazioni di categoria.
Valore delle produzioni in picchiata a fronte di costi sempre più elevati, eventi climatici estremi sempre più frequenti e distruttivi, distruzione dei raccolti da parte del numero fuori controllo di selvatici: gli agricoltori non hanno avuto le risposte che auspicavano e che si erano sentiti promettere durante la campagna elettorale dai rappresentanti eletti e soprattutto da un ministero della “sovranità alimentare”, qualunque cosa possa significare il suo altisonante nome.
Gran parte delle rivendicazioni dei gruppi spontanei sono da condividere, ma a volte le richieste e le voci sono contraddittorie, perché alcuni gruppi sono nati per rispondere a logiche di schieramenti politici (al governo) che necessitano di spostare l’attenzione altrove per non certificare il proprio fallimento; e da qui tutte le colpe vengono imputate a Bruxelles.
Se l’applicazione e l’erogazione della Pac suddivisa per obiettivi ed eco schemi risulta particolarmente penalizzante per le aziende rispetto al passato, è necessario ricordare che il piano strategico nazionale (appunto la suddivisione per obiettivi e eco schemi) è stato il governo nazionale a presentarlo a Bruxelles a dicembre 2022, se nello stesso piano nazionale si è pensato di aiutare le aziende con allevamenti intensivi per diminuire gli agro farmaci, senza considerare che gli animali al pascolo hanno naturalmente meno necessità di antibiotici, la colpa non è da riferire a Bruxelles, se per l’avvicendamento colturale non sono state pensate e inserite un numero sufficiente di specie per la diversificazione, ancora una volta la colpa non è di Bruxelles.
Ci sono poi azioni dirette che, se volesse, questo governo potrebbe mettere in campo a sostegno degli agricoltori e dell’agricoltura italiana: un esempio: La CUN (commissione unica nazionale per i cereali) venne a suo tempo pensata per avere un quadro preciso e veloce nella giungla delle borse merci; il ministro ha “ben pensato” di farla funzionare a singhiozzo: si riunisce ogni 15 giorni (quando le varie borse merci quotano i cereali ogni settimana con giorni diversi da camera di commercio a camera di commercio) con 5 commissari a rotazione su 13. La domanda sorge spontanea: come può la commissione registrare e segnalare in tempo reale eventuali anomalie? Inoltre il ministro, nonostante le rassicurazioni, non ha ancora attivato Granaio Italia che propone anche l’istituzione di un registro telematico obbligatorio per ogni spostamento e o lavorazione del grano, dal campo (o dal porto in caso di grano importato) al molino, all’industria con l’espresso obbligo di indicare in etichetta la provenienza (precisa e per il totale) della materia prima utilizzata. Questo darebbe al consumatore la certezza del proprio acquisto, dignità ai produttori e obblighi ai trasformatori di una corretta informazione. Diventa molto importante il registro telematico se si pensa al grano russo che arriva nei nostri porti; addirittura la borsa merci di Napoli ha provveduto a inserire un apposito listino di valutazione: quanti consumatori sarebbero disposti ad acquistare prodotti che hanno alla base quel grano (prodotto con significative differenze precauzionali rispetto al nostro) se la provenienza fosse esplicitamente scritta sulle confezioni?
Un pensiero particolare va alla tanta, troppa burocrazia con la quale viene infarcito ogni atto, ogni decreto, basti pensare che un settore che ha un bisogno urgente e pressante del ricambio generazionale, non ha partecipato in maniera massiccia ai bandi per i nuovi insediamenti perché troppo arzigogolati e complessi: anche questo è colpa dell’Europa??
In questa protesta che ancora continua, c’è da registrare non solo la grande crisi di rappresentanza e di ascolto, ma soprattutto la mancata capacità di portare le soluzioni promesse (come facili!) della maggioranza; i tentativi di cavalcarla a fini elettorali per le prossime europee da chi governa anche con incarichi importanti a Roma, è davvero puerile perché mettono in risalto solo le ambizioni personali e i metodi utilizzati.
Mirella Gattari