Qualche giorno fa siamo andati a trovare Fausto Misici, agricoltore e allevatore nella zona di Arcofiato, Camerino, per  ascoltare il suo punto di vista  a  fronte delle proteste che stanno ancora interessando il mondo agricolo.

Non ha partecipato attivamente e in prima persona al movimento degli agricoltori ma riconosce che in molti casi le rivendicazioni sono da sottoscrivere. Ci dice anche che al giorno d’oggi chi si occupa di agricoltura ha prevalentemente un orientamento politico vicino alla destra e quindi il fatto che ora con un governo dichiaratamente di destra ci siano queste proteste per un verso è un po’ una contraddizione che testimonia che un conto sono le elezioni un conto è il governo dei problemi e del Paese. La situazione gli è scappata di mano nonostante un ministro all’agricoltura e alla sovranità alimentare che aveva la fiducia incondizionata dell’associazione più rappresentativa in campo agricolo, La Coldiretti, e di tanti agricoltori che oggi sono scesi in piazza e sulle strade a rappresentare la situazione di crisi del mondo dei trattori.

Fausto ci dice che le problematiche sono fondamentalmente tre: il prezzo dei cereali è crollato, a causa dell’ingresso sul mercato del grano ucraino che non ha dazi e quindi costa molto meno. Anche chi faceva il grano duro dato che quest’anno non è stato di buona qualità ha visto un prezzo veramente basso, e viene pagato come se fosse per la zootecnia.  Sono aumentati i costi di produzione: i prezzi dei concimi, delle sementi, dei trattamenti fitosanitari sono più alti rispetto al passato e quindi le aziende agricole si sono trovate in grande difficoltà. Nella nuova PAC c’è stato un taglio mediamente del 25/30 % sul contributo e siccome le aziende non hanno sempre le terre di proprietà debbono pagare gli affitti tutti gli anni, i mutui, e quindi il sistema è andato in crisi.

Nella PAC dovrebbero convivere quantità e qualità cosicché anche i piccoli agricoltori che non ce la fanno ad essere competitivi possano in parte recuperare. E’ necessaria una riforma della PAC che possa sostenere una agricoltura di qualità e in sintonia con l’ambiente.

Altro problema in campo agricolo è in qualche caso l’estrema specializzazione delle lavorazioni per cui se un settore va in crisi potersi riconvertire è difficile; ora, ad esempio, sono in crisi coloro che sono nel settore della produzione cerealicola che in passato andava molto bene, invece chi è nel settore dell’allevamento che, qualche anno fa, era in crisi per gli alti costi del fieno o dei cereali, ora non lavora più sottocosto.

Ci sono però all’interno del movimento molte divisioni che spesso non sono solo politiche, pur avendo sovente un riferimento nei partiti, e che in qualche modo indeboliscono le rivendicazioni sindacali. “Quello che è stato accolto dal governo sulla riduzione dell’irpef riguarda i grandi settori, i piccoli come me non ne sono coinvolti” dice Fausto, e di questo si dispiace.