Il 7 maggio il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto circa il redditometro. Subito dopo esponenti del Governo, in prima fila la Meloni, hanno “sparato” con parole di fuoco contro il decreto, per poi sospenderlo!

Il redditometro, già previsto da una legge del 1973, fu sospeso nel 2018 dal Governo Lega/Movimento Cinque Stelle.

Andando a leggere il decreto e i due allegati si rimane particolarmente colpiti dall’assurdità della reazione della Meloni e degli altri esponenti del Governo, che, per l’occasione, mostra una pessima immagine di sé stesso: emette un decreto per rimangiarselo il giorno dopo. Il redditometro usa una precisa serie di criteri per calcolare il possibile divario tra il reddito di una persona e la spesa effettuata dalla persona medesima, ma il calcolo non viene fatto per le ditte. Il decreto precisa, infatti, che non si deve tener conto delle spese e dei beni relativi alla partecipazione dei singoli soggetti – persone fisiche – in ditte o società, malgrado che ciò sia una delle strade maggiormente utilizzate per evadere parte delle imposte (caricando le spese personali nelle aziende). La base informativa del sistema previsto dal decreto per avere indicazioni sul possibile reddito della persona sono i dati già contenuti nel sistema informativo dell’anagrafe tributaria e nella disponibilità dell’amministrazione finanziaria. In altre parole, sono dati già “in cassa” dello Stato. Pertanto, non si tratta di accertamenti invasivi o bancari con presunzioni predeterminate di evasione.

E’ un provvedimento “all’acqua di rose”.

La scelta della Meloni di sospendere (attenzione: sospendere, non abrogare) il redditometro ha solo finalità elettorali per puro consenso.

Alla sospensione del redditometro il Ministro della Finanze Giorgetti ha subito, di fatto, reagito tagliando i soldi ai Comuni!

I Comuni per garantire i servizi sono già enormemente indebitati a causa dei tagli finanziari degli anni precedenti, e ora si aggiungono ulteriori tagli. Ne vedremo delle belle: tagli agli asili, ai trasporti, alle mense e all’assistenza sociale. Vi saranno tagli anche per i Comuni terremotati?

Siamo in presenza di un Governo che spende e spande ad ogni piè sospinto a favore di potentati economici per opere di cui si può fare a meno (es. impianti olimpiadi della neve o ponte di Messina). Per fare contenti tali potentati bisogna, necessariamente, tagliare servizi e assistenza, anche sanitaria, ai cittadini. La coperta è corta e, quindi, da qualche parte occorre prendere i soldi. Ovviamente i più colpiti sono i pensionati, i lavoratori, i disoccupati e il ceto medio, sempre più emarginati e impoveriti. Gli ultimi dati ci dicono che dal 2022 ad oggi sono notevolmente aumentati i poveri sotto la soglia di sopravvivenza fissata per i singoli in € 690 (Corriere della Sera 7 maggio 2024)!

In qualche modo il Governo, per cercare consenso, ha creato una spirale tendente verso una crisi finanziaria dove non si vede la fine. Noi italiani abbiamo sempre la memoria corta. Salvo Berlusconi che non c’è più, molti degli attuali governanti sono gli stessi che con le loro scelte provocarono una grave crisi finanziaria che portò al Governo Monti nel 2011quando l’Italia stava per essere dichiarata insolvente a livello internazionale. Ricordiamo qualche nome del precedente Governo formato da: Giorgia Meloni, Daniela Santanchè, Raffaele Fitto, Roberto Calderoli, Guido Crosetto. I provvedimenti che vennero poi adottati dal Governo Monti, per salvare l’Italia, furono particolarmente duri nei confronti degli italiani.

Questi governanti sono quelli che si sono fatti eleggere dicendo che avrebbero abrogato le tasse e le imposte: sulle accise, sulla casa, sulle banche. Passati pochi mesi … tutto stravolto: aumenti, ad esempio, dell’iva su pannolini e assorbenti, del latte in polvere, degli alimenti per bambini, sui seggiolini per le macchine, ecc. (e poi parlano di tutelare la famiglia). Per non citare, poi, la tassa sugli extra profitti delle banche, tanto “urlata” ai quattro venti e poi subito dopo abbandonata.

È necessario che i cittadini, anche quelli che hanno votato a destra, si facciano qualche domanda prima di andare alle urne l’8 e il 9 giugno!