La Curia di Camerino, nella persona del vescovo Massara, nel tempo, si è spesa molto per il gruppo Di Stefano e, in particolare, per la MG Restauri Srl, facente parte del medesimo gruppo. Il gruppo è impegnato in molti lavori del post terremoto 2016 che fanno capo alla Curia e alle sue articolazioni, come quello del restauro di Macereto. Tra i vari rapporti instauratisi tra il gruppo Di Stefano e la Curia non c’è solo quello di appaltante-appaltatore, ma anche quello che prevede flussi finanziari “in senso inverso”: si ricorda che la ditta ha preso in affitto la Casa di accoglienza Casa delle Gioventù di Camerino ad un canone ridicolo per cui non è stata versata neppure la classica cauzione (chi è stato a decidere che per la Casa della Gioventù il canone doveva essere particolarmente basso e senza cauzione? Chi è stato a decidere che la Casa della Gioventù non fosse destinata alle finalità proprie – Fondazione religiosa di proprietà dell’O.r.a.c. – ?) Ricordo che Rigenerazioni.blog, più volte, ha trattato la questione della Casa della Gioventù con vari articoli: “Camerino, Curia: Casa della Gioventù, forse qualcosa non torna” e “Ancora sulla Casa della Gioventù”).

Da tempo si è manifestata una crisi della MG Restauri Srl: ritardi nel pagamento degli stipendi ai lavoratori, mancato pagamento dei fornitori, probabile mancato pagamento dell’affitto della Casa della Gioventù.

La crisi della MG era nell’aria da molto tempo e, stranamente, in coincidenza con tale situazione ho notato che sono iniziati ad apparire sull’Appennino Camerte articoli di elogio sperticato su Massara; alcuni di questi appaiono decisamente stucchevoli tanto che sembra che qualcuno lo voglia vestire di un alone di santità. Una coincidenza?

Il Massara da pastore di anime si è trasformato, nel tempo, in imprenditore, divenendo interlocutore di fornitori e sindacati edili. Ora, a seguito della crisi della MG Restauri Srl, pare non risponda più al telefono.

Non sapremo mai come si è arrivati ad affidare dei lavori così importanti al gruppo Di Stefano e se vi siano stati intrecci con la Curia romana. Con la Chiesa di Roma la Di Stefano ha avuto rapporti commerciali di notevole spessore ma io, personalmente, avrei avuto qualche dubbio nel trattare con tale gruppo, considerati i suoi interessi in vari paesi, come in Romania, ed anche a Dubai.

Indubbiamente il Massara è stato un pessimo imprenditore avendo adottato scelte decisamente errate: si consideri ad esempio che l’ing. Carlo Morosi è indicato dall’Appennino Camerte come membro “dell’Ufficio Ricostruzione dell’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche” (Appennino Camerte online 23 luglio 2023 ore 13.44). Pertanto, il tecnico dovrebbe avere una funzione di controllo su tutto il lavoro di ricostruzione. Invece si è assistito a intrecci tra controllore (ufficio ricostruzione della Curia) e controllato (gruppo Di Stefano). Tale tecnico è quello del restauro della Casa della Gioventù con funzione di progettista e di coordinatore della sicurezza i cui lavori sono stati fatti dalla MG Restauri Srl. Tale tecnico, poi, lo troviamo come collaudatore in altro lavoro a Camerino nei pressi del seminario dove ad eseguire i lavori sono la MG Restauri e l’impresa subappaltatrice IBA Crane, sempre del gruppo Di Stefano. Il rapporto del tecnico con il gruppo Di Stefano lo ritroviamo anche per i lavori all’ex IPSIA di Camerino. Ancora: lo stesso tecnico lo troviamo nel recupero del palazzo arcivescovile di Camerino come coordinatore della progettazione e coordinatore per la sicurezza.

Trovo decisamente sbagliato che l’incaricato dell’Ufficio Ricostruzione dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche faccia anche il tecnico dei lavori appaltati dalle istituzioni che fanno capo alla Curia, in quanto, necessariamente, viene meno il rapporto di imparzialità controllore-controllato. È sconvolgente pensare che la Chiesa, attraverso i suoi tecnici, è libera di affidare lavori di tanti milioni di euro a chi vuole e come vuole. A questo vi è da aggiungere che tali appalti sono molto vantaggiosi: il prezziario per certe lavorazioni è molto conveniente rispetto a quello che devono utilizzare i comuni mortali come noi (il cittadino si faccia la domanda: quanto viene pagato, ad esempio, il cuci e scuci per le opere della Chiesa e quello per l’appalto del comune mortale?). Considerate, poi, che la stazione appaltante essendo istituzione religiosa percepisce il 2% in più proprio per sostenere presunte spese destinate al personale amministrativo. Se fosse una Pubblica Amministrazione tutto ciò non sarebbe ammissibile con il denaro pubblico.

Come scritto sopra da un po’ di tempo appaiono articoli sull’Appennino Camerte di elogio al vescovo, tanto da sembrare che meriti la santità, in coincidenza con la crisi della MG nel portare a termine i lavori in molti cantieri. Sperare, poi, che sulla questione metta finalmente le mani il Commissario Straordinario Castelli per cambiare radicalmente le regole nel rapporto tra Chiesa e denaro pubblico per la ricostruzione, è un sogno vano.

Pio XI diceva che a pensar male del prossimo si fa peccato ma ci si azzecca; preferisco l’impostazione di Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Probabilmente siamo agli inizi di una campagna di assoluzione-autoassoluzione del vescovo, quando andrebbe detto, invece, che lo stesso è personalmente e politicamente responsabile di quanto sta accadendo. Inoltre mi viene da dire che il prelato si sta preparando il terreno per andarsene nei prossimi due o tre anni con l’aureola della santità. Sbaglio?

I.T.