
Quando si vede una immagine o si sente una dichiarazione del vescovo Massara viene da pensare a quanto lontano sia il tempo in cui certi vescovi di Camerino erano di altra pasta.
Sulla stampa, tv locali e social scorrono da tempo immagini di Massara quasi sempre in compagnia di politici e amministratori, grandi e minuscoli che siano, e cioè con soggetti che, comunque, hanno un potere.
All’inizio non poteva che far sorridere vedere una foto con il vescovo in moto con l’ex sindaco di Camerino, dove appariva con volto gaudente, ma poi, alla lunga, veder scorrere sui giornali, tv e social questo tipo di immagini.. la cosa è divenuta stucchevole. Emerge un personaggio che non solo non disdegna convivere con il potere ma sembra “navigarci” molto bene. Ovviamente non interessano i colori, destra, centro o sinistra che siano, l’importante è curare gli interessi e i soldi e la ricostruzione post-sisma ne muove tanti.
Ho sempre pensato che il terremoto e la ricostruzione per molti sarebbe stato un grandissimo affare e per la curia lo sarebbe stato ancora di più e certamente il Massara ha saputo cogliere il momento. Pensiamo al collegio Bongiovanni ricostruito a tempo di record con una spesa di oltre 6 milioni di euro; aivoglia gli altri per ottenere i visti e i pareri della sovraintendenza!
Avremmo voluto immagini e avere notizie che prevalentemente avessero visto il vescovo Massara impegnato a sostegno degli indigenti e dei malati e non solo a parole. Da un personaggio del genere non ci si può aspettare che sbatta i piedi per terra e i pugni sul tavolo contro i potenti a favore dei deboli. E potrebbe farlo egregiamente, considerato, per esempio, come è ridotta la sanità, dove i poveri, e non solo, sono costretti a non curarsi e, quindi, a morire prima, o comunque a sborsare somme notevoli per un accertamento medico sottraendoli al magro stipendio o pensione. Nelle Marche, infatti, 6 pensionati su 10 vivono sotto la soglia della povertà e, cioè, con meno di 640 euro al mese. E’ più bello navigare nel potere, è più gratificante e rende lo spirito gaudente.
Credo che a Camerino, a vescovi, siamo stati poco fortunati negli ultimi decenni, dove abbiamo conosciuto chi trasformava la sede della Caritas del povero Don Renzo (che per sempre ci rimarrà nel cuore) in una palestra, o l’appassionato di collezione di orologi o quello che recriminava nei confronti di coloro che avevano utilizzato parte dei beni della chiesa per sostenere le missioni.
E’ lontano il tempo di un D’Avak che sosteneva la lotta dei contadini poveri nei confronti di un nobile locale; è lontano il tempo del vescovo Frattegiani che destinò il Bongiovanni per l’ospitalità anche di studenti poveri e dove venne ospitato anche un minore che era arrivato in Italia in clandestinità. E’ lontano anche il tempo di quel vescovo che dopo il sisma in Emilia concordò che necessitava prima sistemare le fabbriche e le case poi le strutture religiose.
I. T.