Intervista a Fulvio Esposito, candidato alle elezioni del 25 settembre 2022 per la coalizione Italia Democratica e Progressista nel collegio uninominale per la Camera Marche 2 Macerata:

  • Chi è Fulvio Esposito? In questo territorio ti conoscono tutti, raccontiamolo a chi non ha avuto l’occasione di incontrarti

Sono nato a Viareggio, dove ho vissuto la prima parte della mia vita, formandomi professionalmente all’Università di Pisa ed alla Scuola Normale. Dal 1987 vivo in questo territorio. Sono stato professore dell’Università di Camerino dove ho avuto modo di contribuire alla formazione di tanti giovani di valore e dove ho svolto anche la funzione di Rettore fino al 2011. Nella mia esperienza di ricercatore ho trascorso all’estero periodi anche lunghi, in particolare per gli studi sulla malaria, con alcuni risultati di rilievo nella lotta a questa malattia in Africa. Negli anni più recenti mi sono occupato di politiche della ricerca, a livello nazionale, come capo della Segreteria tecnica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR, oggi MUR), europeo, rappresentando l’Italia in diversi gruppi di lavoro della Commissione Europea, ed internazionale, come rappresentante nel Comitato per le Politiche della Scienza e della Tecnologia dell’OCSE. Recentemente, sempre al MUR, ho coordinato con Fabrizio Barca, il Gruppo di Lavoro sul “Ruolo delle università nel contrasto alle disuguaglianze sociali, economiche e territoriali”.

  •  La coalizione di Italia Democratica e Progressista nei sondaggi è sfavorita. Come pensi di motivare i tuoi sostenitori ed elettori?

Sono i cittadini che decidono e noi siamo impegnati a illustrare le nostre idee e ad ascoltare le loro richieste e necessità. In questi giorni sto ricevendo tanti incoraggiamenti anche da persone che si erano allontanate dal voto, che avevano rinunciato a esercitare un diritto fondamentale perché stanche e sfiduciate dalle promesse non mantenute. Da queste persone mi arriva un doppio riconoscimento e anche una doppia responsabilità: dimostrare che la società civile è capace di restituire fiducia nella politica. Ma “un uomo solo al comando della corsa” non basta, serve l’aiuto di tutte e di tutti. Per questo la mia campagna elettorale, appena cominciata, sarà soprattutto una campagna d’ascolto di elettrici ed elettori.

  • Al lancio della tua candidatura hai parlato di alcuni obiettivi fondamentali, tra questi il contrasto al cambiamento climatico, ce ne vuoi parlare di più?

Sono convinto che abbiamo perso troppo tempo senza introdurre con decisione misure volte a ridurre i consumi ed aumentare la produzione, soprattutto su piccola scala (ad esempio con le ‘comunità energetiche’) di energia da fonti rinnovabili. Questa deve diventare la regola, non l’eccezione. Nel nostro territorio ci sono molte possibilità in questa direzione: lo Stato e le Regioni devono lavorare verso questo obiettivo comune e rimuovere tutti gli ostacoli di natura burocratico-normativa. Accanto a questo, occorre attrezzarsi per attuare misure adeguate a prevenire i rischi collegati ai disastri che sempre più spesso conseguono ad eventi di origine naturale e, quando non è possibile prevenire, a mitigarne gli effetti.

Mi impegnerò molto su questo fronte, anche perché non c’è più tempo: i prossimi cinque anni saranno decisivi.

  • Viviamo in una società sempre più insicura, o che si percepisce più insicura, vuoi parlarci di questo aspetto che viene utilizzato in termini di propaganda dalla destra?

Il tema della sicurezza viene spesso utilizzato in termini propagandistici, proponendo presunte ‘soluzioni’ che hanno già mostrato la loro inefficacia. La sola soluzione è quella di lavorare sui servizi, promuovere la coesione sociale, diminuire le disuguaglianze e favorire l’inclusione. Associazioni di cittadinanza attiva, lavorando anche insieme alle forze dell’ordine, dotate di organici adeguati nella quantità e nella qualità, possono esercitare un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel controllo democratico del territorio. Autoritarismo e militarizzazione non servono, anzi, possono solo esacerbare le situazioni di criticità. Anche su questi temi è necessario un impegno serio e responsabile della politica, rifuggendo da slogan inutili e pericolosi.  La sicurezza è un tema serio, che non può essere affrontato senza collegarlo all’emergenza occupazione e lavoro. Queste sono le vere ‘armi’ da usare per ripristinare una condizione di vita sicura per tutti.

  • A proposito di disuguaglianze territoriali non possiamo non ricordare quelle riguardanti le infrastrutture tecnologiche e la digitalizzazione, cosa ne pensi?

La connessione, la rete, è oggi una necessità assoluta, nessuno può farne a meno. Per i nostri territori questa può essere la chiave di volta. Pensiamo ai nostri borghi, in cui vivono soprattutto persone anziane. Spesso a queste persone viene, nei fatti, negato il diritto alla salute, un diritto garantito dalla Costituzione, perché lontani dai grandi centri, dove si sono concentrate le strutture di cura specialistica. La cura di prossimità dovrebbe sempre più avere il ruolo di ‘cinghia di trasmissione’ fra cittadini e centri di cure specialistiche: il medico di famiglia che opera nel più remoto dei nostri comuni deve avere la possibilità di consultarsi con lo specialista che opera nella grande struttura leader del suo settore. Sembra un sogno, ma la tecnologia è disponibile, qui ed oggi. Basta non ‘smontare’, come si è fatto e si continua a fare, la struttura sanitaria di prossimità. Purtroppo, mi pare che la tragedia del Covid non abbia insegnato niente!

  • Hai toccato il tema della sanità, un nervo scoperto nel nostro territorio, cosa puoi dirci?

Come dicevo, l’emergenza Covid ha messo a nudo le difficoltà di un sistema sanitario massacrato dalla politica dei tagli inaugurata da Tremonti e, di fatto, mai arrestatasi. Si pronunciava  ‘razionalizzazione’, ma la traduzione era ‘tagli’ indiscriminati, a prescindere dalle condizioni territoriali. Anche la recente ipotesi di riorganizzazione (riforma mi sembra una parola grossa) della sanità marchigiana non va nella direzione di un riavvicinamento di servizi qualità alle persone, ma di un rimescolamento di carte, con la moltiplicazione di posizioni dirigenziali a controllo politico, un film già visto, purtroppo. Pur nella consapevolezza che si tratta di materia di competenza regionale, credo che dovremmo far tesoro della lezione del Covid e ripristinare un ruolo d’indirizzo del Parlamento nazionale che davvero conduca ad una riforma sanitaria che ripristini il diritto ad un’assistenza sanitaria di qualità per tutte le persone, indipendentemente dalla condizione sociale e dalla collocazione territoriale.

  •  E sulle tasse?

L’argomento, anche se non sembra, è strettamente collegato a quello di cui abbiamo appena parlato. Il cittadino, che paga le tasse e poi deve pagare per una visita specialistica in tempi ragionevoli o per il posto in una casa di riposo per un genitore o per l’asilo nido per i figli, non vede più l’utilità delle somme che ha pagato ed è attirato dalla proposta di abbassare le tasse. Dobbiamo spenderci per ridare efficienza ai servizi, che significa migliorarne la qualità e la distribuzione sul territorio. Si possono ridurre le tasse in maniera mirata ed in circostanze particolari. Un esempio di grande attualità è la crisi energetica che dobbiamo affrontare in queste settimane e, molto probabilmente, nei prossimi mesi. Ma pensare a misure come la flat tax (che, peraltro, è scomparsa dai radar, perché gli stessi proponenti-incompetenti si sono resi conto che era una bufala insostenibile) è prendere in giro i cittadini e dimostrare di avere in mente altri tagli ai servizi, che è esattamente il contrario di quello che serve oggi al paese.

  • Con un titolo come si potrebbe spiegare la proposta della coalizione e le differenti proposte del centrodestra?

Sintetizzando tutto si rischia di semplificare troppo. Se l’obiettivo è quello di un Paese più giusto per tutti, più sicuro, più inclusivo e accogliente e che sappia trattenere ed attirare giovani, il voto giusto è quello alla coalizione di centrosinistra.

Dall’altra parte vedo proposte che, se attuate, condurrebbero ad un Paese ancora più diviso, ancora più iniquo e, perciò, ancora più insicuro. Un esempio: la proposta ‘cavallo di battaglia’ in particolare della Lega della cosiddetta autonomia differenziata sarebbe davvero una sciagura per la nostra Regione.

  • In passato quando sei stato Rettore dell’Università di Camerino sei stato criticato per alcune scelte politiche e per gli accordi con l’Università di Macerata, cosa ci puoi dire su questo aspetto?

Lascio parlare i numeri. La nostra Regione ha un saldo netto negativo dal punto di vista della mobilità degli studenti: sono molti più quelli che vanno a studiare fuori regione di quelli che, da altre regioni, vengono a studiare nelle nostre quattro Università.

Abbiamo la fortuna di avere quattro Università di qualità. Ognuna di esse ha, al suo interno, punte di eccellenza; valorizzandole, possiamo renderle ancora più attrattive per i giovani marchigiani e per quelli che potrebbero arrivare dal resto d’Italia e dall’estero. Non è un miraggio: quando nell’Università di Camerino abbiamo introdotto corsi di laurea in lingua inglese (siamo stati, in molti casi, primi in Italia) abbiamo dato la svolta, in termini di immatricolazioni, ad alcuni di questi corsi.

Lavorando insieme, ognuna con la propria autonomia, le quattro Università, possono rispondere in maniera efficace ed efficiente alle esigenze formative di tutti i potenziali studenti.

Questo vale anche per i comuni dei nostri territori: è possibile lavorare insieme senza rinunciare alla propria autonomia. Sarebbe bene fare questa scelta di nostra iniziativa, senza aspettare che ci venga imposto dalle circostanze. Lo dobbiamo alle persone, in particolare a quelle più giovani, che, con sacrificio pari all’entusiasmo, hanno deciso di restare a lavorare nel nostro territorio.