
I partiti sono alle prese con la selezione dei candidati da presentare nelle proprie liste plurinominali di Camera e Senato, nell’ambito di alleanze elettorali e, in questo quadro, anche i candidati nei vari collegi uninominali.
La possibilità di avere un Parlamento all’altezza delle enormi sfide che ci attendono dipende anche dalla selezione che faranno le forze politiche e ovviamente dalle scelte degli elettori.
È indubbio che nelle imminenti elezioni in particolare nel collegio uninominale della provincia di Macerata (sarebbe stato meglio includere il fabrianese anziché Castelfidardo, Loreto, Numana e Sirolo) le questioni della ricostruzione post sisma, della tenuta demografica e del rilancio economico saranno centrali.
La ricostruzione ha avuto una svolta positiva negli ultimi due anni grazie al Governo Conte 2 e al Governo Draghi, con la nomina e la riconferma a commissario straordinario alla ricostruzione per le zone colpite dal sisma del 2016 del commissario Giovanni Legnini. Grazie anche al lavoro di pochi parlamentari, tra cui Mario Morgoni e Stefania Pezzopane, che si sono impegnati con perseveranza a sostenere le istanze e le aspirazioni dei cittadini delle aree terremotate.
Gli ultimi due governi hanno rifinanziato la ricostruzione pubblica e privata con 15 miliardi di euro aggiuntivi. Nonostante la pandemia, il rialzo dei prezzi delle materie prime, il superbonus del 110% (il quale ha sostenuto il comparto edile nel Paese in un momento difficile, pur creando altri tipi di problematiche) la ricostruzione procede. L’ USR (Ufficio Speciale per la Ricostruzione) paga allo stato attuale 100 milioni di euro al mese per stati di avanzamento lavori alle imprese che hanno cantieri aperti. Il lavoro fatto è stato imponente, vista l’ampiezza e il livello del danno. Ad oggi, nell’Italia centrale, sono aperti settemila cantieri della ricostruzione privata e altrettanti sono stati conclusi. È anche vero che nei centri storici come quello di Camerino, Visso, Castelsantagelo sul Nera, per citare solo quelli delle nostre zone, il quadro della ricostruzione è veramente complesso, in quanto occorre garantire la sicurezza e mantenere il patrimonio culturale, per cui i tempi saranno lunghi.
La ricostruzione tuttavia non può essere solo edile, ma anche economica e sociale. Per questo, attraverso le opportunità del PNRR sisma, vanno presentati e realizzati i progetti per la rigenerazione territoriale ed energetica, così come vanno completate, in tempi brevi, le infrastrutture viarie e tecnologiche necessarie a connettere il nostro territorio con le aree più urbanizzate, che offrono più opportunità lavorative, e per la riqualificazione e potenziamento dei servizi pubblici.
Il PNRR e gli altri fondi pubblici tuttavia non debbono esser solo una occasione per chi arriva prima e per finanziare vecchi progetti slegati l’uno dall’altro. Ad esempio quello del comprensorio sciistico di Sarnano lascia perplessi in tempi di mutazioni climatiche. Né può essere un terreno di caccia dove i localismi e gli interessi particolari vengono esaltati in una competizione tra piccoli comuni sempre più emarginati.
Se il PNRR è un Piano, occorre che dietro vi sia una visione strategica il più possibile unitaria, per rilanciare uniformemente il territorio, per non asservirlo ad interessi particolari o alieni, per esempio quello di ricerca di terreni da parte delle multinazionali dell’agroindustria.
Oggi più che mai c’è bisogno di una classe politica competente ed al servizio dei cittadini, che abbia una visione, un progetto per il rilancio del nostro territorio, attingendo anche ai diversi casi imprenditoriali innovativi e di successo, che sono in armonia con il nostro ambiente e che ne esaltano le filiere e le peculiarità, offrendo in particolare ai giovani la possibilità di vivere dignitosamente nella nostra zona.
Su questi temi strategici che mettono insieme ricostruzione, innovazione, ambientalismo e giustizia sociale, le forze democratiche, progressiste e di sinistra si debbono confrontare con i propri sostenitori, militanti ed elettori, selezionando una classe politica all’altezza che abbia voglia di ricostruire una comunità per procedere in un percorso di progettazione condivisa.