
Contributo di Giancarlo Marcelli
Le proposte per la scuola nei comuni montani del Maceratese in difficoltà numeriche devono essere appropriatamente declinate al contesto di riferimento e associate alla finalità di contenere il processo di invecchiamento demografico in corso, per ricchezza di iniziative funzionali e l’attivazione di sistemi educativi che seguano i giovani nei loro percorsi al mattino e nei momenti giornalieri successivi, attraverso la presenza di educatori qualificati e di strutture scolastiche appropriate.
La scarsità delle iniziative in atto per mancanza di una rete efficace fra gli enti locali non favorisce tali soluzioni, con la conseguente necessità per tanti giovani del territorio di lasciare per solitudine la propria terra e le proprie radici con le proprie famiglie. Dati statistici incentrati sulla realtà locale evidenziano come in 10 anni i residenti siano diminuiti di oltre il 10% del totale, con un rapporto di presenza, fra gli ultra 65 anni ed i giovani fino a 14 anni, di 5 a 1: gli anziani residenti risultano in questo tempo 5 volte più numerosi dei giovani di età fino a 14 anni! Tale condizione determina una grande preoccupazione politica e sociale per un futuro dei territori montani quantomeno decoroso, imponendo interventi e investimenti significativi di sviluppo culturale.
Da dati riscontrabili negli uffici anagrafe degli enti locali si può osservare come la struttura della popolazione dell’Unione Montana Camerte ad esempio, dal 2010 alla data del sisma 2016, e successivamente, mostra segnali di invecchiamento preoccupanti e sempre più negativi con, in alcuni comuni, una situazione demografica dai toni particolari: a Castelsantangelo sul Nera, ad esempio, i giovanissimi di età fino a 14 anni sono ormai rarissimi, mentre gli anziani superano il 40% della popolazione, con un’età media al 2021 che sfiora i 59 anni. Anche a Fiastra, a Serravalle di Chienti e a Visso la quota di popolazione anziana supera addirittura il 30%.
Il processo di invecchiamento della popolazione dell’area era già in atto prima del sisma del 2016, ma è proseguito, aggravandosi particolarmente in alcuni comuni (Camerino, Monte Cavallo, Ussita, ecc…). Lo spopolamento, iniziato prima del sisma, si è poi velocizzato per una forte riduzione della popolazione residente. Neppure le infrastrutture realizzate o l’apertura della superstrada dalla costa all’Umbria, di fatto hanno contenuto il calo della popolazione.
E’ probabilmente necessario destinare più risorse, sia economiche che umane, per realizzare e valorizzare nuove opportunità di lavoro, di sviluppo e di benessere, partendo dai modelli di successo, Pasta di Camerino, Svila di Visso, piccole e piccolissime imprese legate alla filiera agroalimentare o dell’automazione, dell’artigianato, per arrivare alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei centri di certificato valore come le Università. In caso contrario la via della marginalità e della sopravvivenza economica è segnata.
L’Indire (Istituto Nazionale di ricerca educativa) con il Progetto del 2021 “Piccole scuole in Italia: identificazione, mappatura e analisi dei territori”, commissionato dal Ministero dell’Istruzione, indirizzato verso “l’Innovazione metodologica e organizzativa delle scuole piccole” fa propria la mission che “uno degli obiettivi rilevanti di un paese moderno non possa non essere quello di garantire un’istruzione di qualità in ogni parte del suo territorio”. Nella ricerca effettuata si segnala la conformazione geografica unica del territorio nazionale, diverso da quello di altre nazioni europee, come parte integrante della sua identità: una penisola con chilometri di coste estese da Nord a Sud e numerose isole, con gran parte del suo stretto territorio occupato da montagne e colline attraversate da valli e valichi, il tutto costellato da cittadine, piccoli paesi e borghi ricchi di storia, tradizioni, arte, specificità culturali e produttive, ma che oggi si trovano spesso in difficoltà di fronte a trasformazioni economico-sociali sempre più accelerate. Le aree interne rappresentano una ampia parte del Paese con distanze significative dai centri di offerta di servizi essenziali (quali istruzione, salute e mobilità), ma ricche di importanti risorse ambientali e culturali, fortemente diversificate per natura e per processi di antropizzazione.
Appena un quarto della popolazione italiana occupa queste aree, con un’estensione territoriale che supera il sessanta per cento del totale della superficie nazionale e interessa oltre quattromila comuni. Lo scopo del progetto “Piccole Scuole” è quello di individuare azioni che permettano di sostenere la permanenza e la qualità delle piccole scuole nei territori “rugosi” e difficili del nostro Paese. In molti di questi luoghi l’istituzione educativa rappresenta addirittura un importante presidio culturale in grado di contrastare il fenomeno dello spopolamento e sviluppare valore per i giovani e il territorio.
Per un risultato operativo efficace è però indispensabile individuare con precisione le caratteristiche delle piccole scuole, sia quelle dei territori dove esse si trovano ad operare. L’indagine del 2018, focalizzata sul primo ciclo di istruzione (scuola primaria e scuola secondaria di I grado) volta a:
- identificare, attraverso un approccio quantitativo, la popolazione delle piccole scuole al fine di costruire un framework in grado di contribuire a individuare azioni volte al loro sostegno;
- rilevare le caratteristiche delle località in cui sono ubicate le scuole di ridotte dimensioni, al fine di individuare in maniera più puntuale gli interventi che possono meglio supportare la permanenza della scuola sul territorio
ha consentito di giungere a una definizione di piccola scuola e a identificare la popolazione delle piccole scuole in Italia nonché a individuare e descrivere, attraverso un processo di clusterizzazione, i contesti territoriali dove esse agiscono. Il contesto impone, a mio avviso, scelte di qualità e innovazione che possono anche evocare il ritorno di giovani nell’università e negli istituti di ricerca da promuovere (ITS), giovanissimi in scuole sperimentali da istituire e adulti in realtà economiche da rivitalizzare. Questi temi potranno essere oggetto di prossime considerazioni.