L’assemblea della Regione Marche ha approvato, in via definitiva, la riforma del sistema sanitario regionale allo scopo di avvicinare le strutture sanitarie alle realtà locali e favorire la soddisfazione dei bisogni dei cittadini. Per questo sono state previste cinque Aziende Sanitarie Territoriali (AST), una per ogni provincia, che avranno personalità giuridica e propria capacità imprenditoriale.
Andando ad approfondire le affermazioni di principio risultano invece molte criticità, eccone alcune.
Uno degli scopi principali, forse non raggiunti, dalla precedente legge era la riduzione dei costi con la contrazione della struttura amministrativa-burocratica che incideva negativamente sui costi sottraendo fondi all’effettiva assistenza sanitaria. L’apparato burocratico-amministrativo è, indubbiamente, un fardello che doveva essere ridotto. E’ sufficiente ricordare che molti medici, più che svolgere l’assistenza reale erano e sono impegnati, per varie ore al giorno, in attività burocratiche.
Ma con cinque Aziende aventi proprie personalità e “autonomia imprenditoriale” si ridurranno gli apparati amministrativo-burocratici o al contrario ci sarà la necessità di ampliarli? In passato abbiamo assistito nel campo della sanità delle Marche a una moltiplicazione di funzioni dirigenziali-amministrative, alcune inutili, con aumenti significativi della spesa. Sappiamo però che per essere vicini alle realtà locali è necessario disporre di risorse finanziarie per l’effettiva attività sanitaria. Chi gestisce le risorse finanziarie (Regione-Assessorato alla Sanità) decide concretamente il funzionamento e il destino delle AST e, quindi, scrivere di aziende con personalità giuridica con propria capacità “imprenditoriale” è dire tanto ma in buona sostanza non dire niente. Anzi, usare l’espressione imprenditoriale significa che le nostre zone saranno ulteriormente sacrificate, questo è un dato certo: un imprenditore non può investire in servizi in zone così distanti e spopolate. Sono lontane anni luce le politiche del decennio ’70-‘80, dove i grandi partiti dell’epoca si accordavano per leggi a favore della montagna al fine di contrastare lo spopolamento e favorire lo sviluppo!
Nella legge regionale non vi sono norme circa le realtà montane che hanno specifiche necessità per garantire il mantenimento dei servizi sanitari presenti. Appare ovvio che seguire la logica prettamente imprenditoriale, come imposto alle AST, significa che le zone deboli subiranno ulteriori tagli dei servizi.
La terza criticità è stata denunciata dal consigliere regionale Romano Carancini a proposito delle Università di Camerino, di Macerata e di Urbino (cronachemaceratesi.it 3 agosto 2022). Aldilà delle affermazioni di principio contenute nella legge è individuata, nel concreto, con precise competenze, solo l’Università di Ancona che diviene uno dei perni della riforma sanitaria. All’Università di Ancona sono attribuiti notevoli funzioni e compiti che non sono solo quelli strettamente connessi alla clinica universitaria ma anche altre, come l’attività di formazione e di ricerca. In altre parole sarà, nei fatti, solo l’Università di Ancona a “dettare” le regole di eventuali coinvolgimenti delle altre università. E questo è particolarmente grave per due ordini di motivi. Non si favorisce la crescita delle altre università e dall’altra non vengono coinvolte, con pari dignità, strutture che hanno enormi patrimoni di conoscenze, sviluppati in anni di lavoro e ricerche. Pensiamo alla medicina veterinaria, alle tecnologie, alla scienza del farmaco e dei prodotti della salute, alle scienze biologiche e della nutrizione. Perché questa logica discriminatoria? Viene da pensare che si voglia procedere a concentrare il potere, piuttosto che essere più vicini alle realtà territoriali!
Viene il sospetto che si voglia concentrare tutto in una sola università, la Politecnica di Ancona. E ciò fa da pendant con l’altro aspetto sopra indicato: creare aziende con logiche “imprenditoriali” dove l’effettivo detentore della “borsa” è la Regione – assessorato alla sanità, cioè Saltamartini.
La scelta di non dare pari dignità alle Università di Camerino, di Macerata e di Urbino, per una serie di funzioni, fa ricordare il pensiero di Saltamartini quando ha avuto modo di manifestare il proprio disprezzo per le realtà della nostra città e di Macerata (picchionews.it, 3 ottobre 2018).
Ultima riflessione la riserviamo ai consiglieri: Marinelli e Pasqui. La mente torna ad una riunione sulla sanità, svoltasi nel febbraio del 2021 a Borgo Lanciano, dove erano presenti oltre ai consiglieri locali anche l’assessore Saltamartini. Marinelli, in particolare, alle osservazioni critiche di vari amministratori locali, rispose con cipiglio arrogante mentre il Pasqui, tra l’altro membro della commissione sanità, come qualcuno ha scritto, da uomo impegnato a non disturbare il manovratore avallò le posizioni di Saltamartini.
Possiamo concludere, con un po’ di amarezza, che avere due consiglieri della montagna non è servito a fermare una politica sanitaria dannosa alle nostre zone. Anzi, oltre il danno anche la beffa.
