
È stata diffusa la notizia relativa al progetto di recupero dell’”ex casermette” a Torre del Parco. Secondo quanto si legge sulla stampa diverrebbe luogo destinato ad un “polo scientifico e tecnologico per i beni culturali”.
Quanto sopra non ha potuto che far piacere considerato che, da decenni, diverse amministrazioni della città di Camerino hanno cercato di recuperare quell’area, tuttavia, malgrado le tante promesse, ciò non è stato mai possibile per gli ostacoli frapposti dal Demanio (proprietario del bene).
L’idea di un centro per il recupero e restauro delle opere d’arte, a quanto risulta, dapprima fu di Claudio Pettinari, Rettore dell’Università di Camerino, che presentò il progetto al Presidente del Consiglio Gentiloni che lo approvò. Cambiati i governi le cose si sono, ovviamente, complicate.
Ora si apprende la notizia di questo “polo scientifico” che secondo il Demanio servirebbe al recupero, custodia, studio di opere d’arte e come luogo di esposizione. Nel comunicato si legge che vuole essere “un punto di riferimento per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico del territorio”.
A ben leggere tutte le notizie e i vari comunicati appare evidente che non vi è un progetto concreto e articolato ma solo una idea vaga e approssimativa, decisamente approssimativa. In altre parole, la classica situazione dove tutti sono liberi di riempire il contenitore secondo le proprie esigenze e presunte necessità, così tutti sono contenti.
A quanto è dato capire una parte della struttura (ma quale?) andrebbe ad uso della Sovraintendenza delle Belle Arti, un pezzo all’Università (perché?) e un’altra al Comune di Camerino (per fare cosa?).
Queste non sono domande di lana caprina, tutt’altro.
Quando non si ha un progetto preciso e definito si spreca denaro, nessuno si sente obbligato a raggiungere gli obiettivi e, come spesso accade in Italia, ci potrebbe essere il pericolo di incorrere in un’altra occasione persa, certamente per la Città di Camerino.
La Sovraintendenza è una struttura che dipende direttamente dal Governo, con una atavica mancanza di denaro e personale tanto che non ha i mezzi per tutelare l’immenso patrimonio culturale del Paese (basti ricordare i tempi dei visti sui progetti per il recupero del patrimonio colpito dal terremoto). Il Comune di Camerino ha un patrimonio immobiliare immenso, con migliaia e migliaia di metri cubi da recuperare, a cosa gli serve altro spazio? Inoltre non si pensi che il Demanio faccia utilizzare i beni gratuitamente, quindi dove trovano il denaro la Sovraintendenza o il Comune di Camerino?
L’unico ente che può creare un vero polo scientifico di ricerca, restauro e conservazione del patrimonio può essere solo l’Università di Camerino.
L’Università ha personale, possibilità finanziarie e competenze tecniche per creare un “polo scientifico e tecnologico per i beni culturali”; a dimostrazione di ciò vi è il centro internazionale di ricerca scientifico CHIP che ha, tra le proprie finalità, quello del recupero e della valorizzazione dei beni culturali, o la facoltà di architettura con i suoi corsi di studio. Affidare interamente l’ex casermette all’Università di Camerino sarebbe stata una grande occasione di crescita economica e culturale per l’intera zona ma ciò non è avvenuto; un’altra occasione persa.