Vogliamo celebrare il 25 aprile, festa della Liberazione dell’Italia, raccontando la vicenda di Feltre Bartocci, una figura emblematica del nostro territorio che dedicò gran parte della sua esistenza alla lotta e al contrasto, anche in armi, dell’oppressione fascista e nazista .

Bartocci Feltre nel 1919 è tra i fondatori del circolo giovanile socialista di Camerino. Nel 1921 è stato tra i fondatori del Partito Comunista D’Italia. Bartocci aderì agli Arditi del Popolo, movimento antifascista fondato, tra l’altro, da Argo Secondari, per contrastare le violenze fasciste. Dopo il servizio militare rientra a Camerino dove organizza un gruppo di giovani comunisti. Nel 1925 espatria e si reca in Lussemburgo, dove colleziona una serie di espulsioni dal Lussemburgo e dalla Francia. In Lussemburgo viene anche arrestato e condannato nel 1928.

Uscito dal carcere si stabilisce definitivamente in Francia. A causa della sua attività politica antifascista verrà iscritto nella rubrica di frontiera della polizia italiana.

Allo scoppio della guerra civile in Spagna parte volontario per la difesa della Repubblica contro Franco, con il nome di battaglia “Biella” ma nel corso di un combattimento rimane ferito. Dopo la convalescenza fatta in Francia riparte per la Spagna. Caduta la repubblica spagnola viene internato in vari campi di concentramento francesi. Fatto rientro in Italia viene condannato al confino per cinque anni a Ventotene.

Caduto il regime fascista e rientrato a Camerino partecipa alla Resistenza, nell’entroterra Maceratese, anche come commissario politico. Da allora il suo pseudonimo sarà “Poppano”. Dopo la liberazione s’impegna nel partito Comunista Italiano e nella ricostruzione del sindacato CGIL, fondando una delle prime casse edili in Italia.

Dopo questa sintesi della vita di Feltre vogliamo unire alcuni ricordi raccolti tra le persone che lo conobbero.

Un coetaneo di Feltre ricorda che stava lavorando come muratore in una casa verso le mura nord della città e qualcuno gli fece sapere che i fascisti lo stavano cercando; da quel momento non lo vide più, era fuggito all’estero.

Qualcuno lo ricorda quando già era avanti con gli anni ma energico e con buona parlantina, raccontava delle lotte e della sua vita avventurosa, con piacere. Una volta c’era un gruppo di ragazzini a San Domenico che facevano una sorta di doposcuola, lo intervistammo e lui si emozionò davanti al registratore con cui raccoglievamo la sua testimonianza; il suo racconto, sempre colorito e avvincente, divenne un po’ più ordinario ma rimaneva sempre un grande affabulatore.

Un’altra volta, invece, Feltre partecipò ad un incontro all’Istituto Magistrale in una classe composta da sole ragazze nell’ambito di un progetto che le stesse studentesse avevano strutturato. Si prevedeva il dialogo con varie figure dell’antifascismo e in tale situazione vennero intervistati Feltre, Lozzi e Pantanetti.

Ricordo, dice un’altra persona, che “una volta, siccome Feltre si era tanto affezionato, mi regalò dei libri sulla resistenza, e in uno di essi scrisse una dedica ma purtroppo lo diedi ad una amico che stava preparando la tesi e non lo riebbi più indietro”.

Un’altra persona, invece, ricorda che quando morì Bartocci e venne allestita la camera ardente presso la Camera del Lavoro di Camerino, arrivò una persona di diverso orientamento politico che chiese di poter entrare. Prima di uscire l’uomo disse che quella visita gliela doveva perché Feltre gli aveva salvato la vita.

Nella foto Feltre Bartocci (1903-1979) in un comizio ad una manifestazione di edili a Macerata in Piazza della Libertà.